Sono intervenuti: Augusto Sainati (critico cinematografico).
Tra gli argomenti discussi: Carcere, Cinema, Critica, Cultura, Di Costanzo, Diritti Umani, Film, Giustizia, Venezia.
La registrazione audio ha una durata di 3 minuti.
20:30
21:00
18:30 - Marina di Pietrasanta (LU)
20:30 - Cervia, Milano Marittima
21:00 - Viareggio (LU)
21:30 - Campiglia Marittima
21:00 - Sabaudia (LT)
critico cinematografico
L'universo chiuso opprimente senza respiro del carcere quello raccontato da Leonardo Di Costanzo nel film aria ferma presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia
Aria ferma tutta una parola come se anche l'aria tra le parole mancasse in quell'universo soffocante
In realtà in carcere sarebbe in dismissione e tutti dovrebbero partire l'indomani un improvviso ostacolo obbliga a trattenere alcuni detenuti e con loro un manipolo di agenti inizialmente separati da ruoli opposti da una parte l'inflessibilità della legge dall'altra le proteste dei detenuti che rifiutava il cibo Precotto che viene loro propinato
Ma la storia di volte il boss dei detenuti che qui Silvio Orlando fa da mediatore e si offre di preparare il dito in cucina per i compagni sotto lo sguardo attento dell'ispettore capo delle guardie interpretato qui da Toni Servillo
Il quale dietro l'impassibilità del volto nasconde un'interiorità combattuta tra la distanza del tutore della legge e il progressivo intervento di un sentimento di comprensione
Tutto il film si gioca sugli sguardi gli sguardi di tutti ma soprattutto gli sguardi dei due protagonisti che restituiscono il percorso che via via ciascuno fa per avvicinare l'altro
La scelta della cucina potrebbe essere pericolosa perché in cucina si maneggia coltelli ma la gente preferisce correre il rischio
Il rischio potrebbe essere anche maggiore quando durante un temporale salta la luce e tutti restano al buio non potendo fare diversamente i detenuti cenano nello spazio circolare al centro delle celle
Ma insieme ai detenuti in una sorta di laica ultima c'era mangiano anche gli agenti le regole si allenta si accenna perfino un brindisi il culmine del percorso di reciproco riconoscimento perché sembra dire di Costanzo dietro e al di là di ogni ruolo che oggi casacca c'è sempre una comune pasta umana
Infine la luce che appare e ognuno torna nelle sue scende quel momento di condivisione finito le parole dei detenuti vengono sovrastate dal sono dibattiti ritmati di mani che invadono lo spazio sonoro
Per forse la sequenza più senso realmente coinvolgente di tutto il film
Nel luci che si spengono all'unisono un'inquadratura dall'alto che mostra la geometria dello spazio circolare centrale vuoto
Il club quindi possessivo delle mani tutto dall'idea visiva e sonora di un ordine tornato nelle mani di un'istanza superiore quasi astratto
La vera contrapposizione in fin dei conti è questa tra l'umanità di tutti nell'astratto dominio della legge alla condivisione e la separazione tra il cuore e la mente
L'Umanitaria emergerà questa volta nella forma intima è piena nel bellissimo finale del film nel quale la gente il detenuto i due simboli di universi incommensurabili si riconosceranno definitivamente attraverso i padri
Non c'è retorica nel buonismo in questa scrittura asciutta in questa regia implacabile nello sfruttare i piccoli spostamenti dei sentimenti nelle pieghe di una ruga nello sguardo trattenuto nell'Unione dei destini perché creare come diceva presso non vuol dire inventare persone e cose ma stabilire dei nuovi rapporti tra persone e cose che già esistono
Da Venezia per radio radicale Augusto Sainati
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