Roma, 30 novembre 2002 - Dopo la sentenza del processo per l'omicidio di Marta Russo (Vai al servizio), Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, ha rilasciato la sua dichiarazione ai microfoni di Radio Radicale.
"Sono particolarmente colpito da questa sentenza.
Ieri ci siamo sentiti con Scattone e avevamo accolto con fiducia la decisione di inserire con atti processuali la famosa video cassetta, ci sembrava un segnale di ragionevolezza, e invece è andata così".
"Io credo che esistano ancora alcuni ingenui in Italia, come me, che ritenevano e ritengono che una condanna scatti quando … la colpevolezza degli imputati è provata oltre ogni ragionevole dubbio.
Qui abbiamo invece per la terza volta nella stessa vicenda processuale la dimostrazione che si può essere condannati quando di dubbi ce ne sono moltissimi"..
"Qui non c'è nessun movente, allora cosa si dice? Che il movente è proprio l'assenza di movente.
Non c'è nessun riscontro, nessuna prova materiale che abbia a che fare con l'arma, il delitto, con le tracce, con le impronte , nulla". .
"Tutto è affidato a due testimonianze: una testimonianza, quella della famigerata Lipari, così apostrofata dal PM, io la spuntano a lei e a suo padre e questa 30 giorni dopo il delitto ha detto quello che "doveva dire"; l'altra è quella dell'altrettanto famigerata Alletto, lei parla 35-36 giorni dopo il delitto, a seguito di quella vicenda ritratta nella videocassetta, con i magistrati che le dicono "noi possiamo rovinarla, lei perde il posto" e altre minacce di questo genere". .
"Totale assenza di prove certe; comportamenti letteralmente teppistici di alcuni magistrati; testimoni minacciati; massacro dell'immagine degli indagati; diari e documenti personali dati in pasto alle jene della stampa scritta e dell'audiovisivo; linciaggi (a spese dei contribuenti) sulle reti del servizio pubblico"… .
"Quando al dolore di chi ha perso una figlia si aggiunge l'ingiustizia di questo tipo di condanne, il danno non solo si raddoppia, ma si moltiplica". .
"Ai condannati va oggi non solo - serve a poco- la mia solidarietà e la mia vicinanza, ma la promessa - se lo vorranno, come spero - di lavorare insieme.
Per loro e con loro, certo; ma, anche di più, per questo povero e disgraziato paese, e per la sua povera e disgraziata "giustizia"".
"Sono particolarmente colpito da questa sentenza.
Ieri ci siamo sentiti con Scattone e avevamo accolto con fiducia la decisione di inserire con atti processuali la famosa video cassetta, ci sembrava un segnale di ragionevolezza, e invece è andata così".
"Io credo che esistano ancora alcuni ingenui in Italia, come me, che ritenevano e ritengono che una condanna scatti quando … la colpevolezza degli imputati è provata oltre ogni ragionevole dubbio.
Qui abbiamo invece per la terza volta nella stessa vicenda processuale la dimostrazione che si può essere condannati quando di dubbi ce ne sono moltissimi"..
"Qui non c'è nessun movente, allora cosa si dice? Che il movente è proprio l'assenza di movente.
Non c'è nessun riscontro, nessuna prova materiale che abbia a che fare con l'arma, il delitto, con le tracce, con le impronte , nulla". .
"Tutto è affidato a due testimonianze: una testimonianza, quella della famigerata Lipari, così apostrofata dal PM, io la spuntano a lei e a suo padre e questa 30 giorni dopo il delitto ha detto quello che "doveva dire"; l'altra è quella dell'altrettanto famigerata Alletto, lei parla 35-36 giorni dopo il delitto, a seguito di quella vicenda ritratta nella videocassetta, con i magistrati che le dicono "noi possiamo rovinarla, lei perde il posto" e altre minacce di questo genere". .
"Totale assenza di prove certe; comportamenti letteralmente teppistici di alcuni magistrati; testimoni minacciati; massacro dell'immagine degli indagati; diari e documenti personali dati in pasto alle jene della stampa scritta e dell'audiovisivo; linciaggi (a spese dei contribuenti) sulle reti del servizio pubblico"… .
"Quando al dolore di chi ha perso una figlia si aggiunge l'ingiustizia di questo tipo di condanne, il danno non solo si raddoppia, ma si moltiplica". .
"Ai condannati va oggi non solo - serve a poco- la mia solidarietà e la mia vicinanza, ma la promessa - se lo vorranno, come spero - di lavorare insieme.
Per loro e con loro, certo; ma, anche di più, per questo povero e disgraziato paese, e per la sua povera e disgraziata "giustizia"".
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