Attraverso il racconto di tre episodi tratti da Plutarco, Shakespeare e Bergman, Fabrizio Gifuni riannoda i fili invisibili che legano fin dalle origini il teatro al diritto e in particolare al processo penale, rappresentazione fedele dei nostri meccanismi psichici primari.
Perché un legislatore, un assassino e un giudice trovandosi di fronte a un rito teatrale si trovano a reagire nello stesso modo? La nostra vita si impiglia continuamente … nei concetti che animano la meccanica di un processo penale.
È per questo che ne siamo così attratti: perché il processo ci convoca segretamente o espressamente nelle nostre stanze segrete.
Tanto nei tribunali quanto in teatro il fine è la restaurazione di un equilibrio psichico turbato.
L’ombra del "sacrificio" e il dispositivo luminoso del "gioco" appartengono tanto agli uni quanto all'altro.
E come tutti i giochi anche il processo ha bisogno di regole.
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